Anziani

Anziani

Nelle strutture di accoglienza per anziani, gli ospiti si trovano spesso  soli ed è con loro che si fa significativa la presenza dei nostri volontari. Anche nella migliore struttura non si riesce a ricreare ciò che le persone hanno lasciato a casa, ecco allora l’importanza di anziani1ascoltare, di entrare in relazione e amicizia e qui tutto può essere utile, dalla partita a carte, alla lettura del giornale, all’aiuto nel passeggiare in giardino, all’accompagnare gli anziani in chiesa, alla preghiera del rosario condotta da alcuni di noi.

Ai miei fratelli e sorelle anziani!
“ Gli anni della nostra vita sono settanta,
ottanta per i più robusti,
ma quasi tutti sono fatica, dolore;
passano presto e noi ci dileguiamo ” (Sal 90 [89], 10)

1. Settant’anni erano tanti al tempo in cui il Salmista scriveva queste parole, e non erano in molti ad oltrepassarli; oggi, grazie ai progressi della medicina nonché alle migliorate condizioni sociali ed economiche, in molte regioni del mondo la vita si è notevolmente allungata. Resta, però, sempre vero che gli anni passano in fretta; il dono della vita, nonostante la fatica e il dolore che la segnano, è troppo bello e prezioso perché ce ne possiamo stancare.
Anziano anch’io, ho sentito il desiderio di mettermi in dialogo con voi. E lo faccio anzitutto rendendo grazie a Dio per i doni e le opportunità che mi ha elargito con abbondanza sino ad oggi. Ripercorro nella memoria le tappe della mia esistenza, che s’intreccia con la storia di gran parte di questo secolo, e vedo affiorare i volti di innumerevoli persone, alcune delle quali particolarmente care: sono ricordi di eventi ordinari e straordinari, di momenti lieti e di vicende segnate dalla sofferenza. Sopra ogni cosa, tuttavia, vedo stendersi la mano provvidente e misericordiosa di Dio Padre, il quale “ cura nel modo migliore tutto ciò che esiste ”,(1) e “ qualunque cosa gli chiediamo secondo la sua volontà egli ci ascolta ” (1 Gv 5, 14). A Lui dico con il Salmista: “ Tu mi hai istruito, o Dio, fin dalla giovinezza e ancora oggi proclamo i tuoi prodigi. E ora, nella vecchiaia e nella canizie, Dio, non abbandonarmi, finché io annunzi la tua potenza, a tutte le generazioni le tue meraviglie ” (Sal 71 [70], 17-18).
Il mio pensiero si volge con affetto a tutti voi, carissimi anziani di ogni lingua e cultura. Vi indirizzo questa lettera nell’anno che l’Organizzazione delle Nazioni Unite ha voluto opportunamente dedicare agli anziani, per richiamare l’attenzione dell’intera società sulla situazione di chi, per il peso dell’età, deve spesso affrontare molteplici e difficili problemi.
Su questo tema già il Pontificio Consiglio per i Laici ha offerto preziose linee di riflessione.(2) Con la presente lettera intendo soltanto esprimervi la mia vicinanza spirituale con l’animo di chi, anno dopo anno, sente crescere dentro di sé una comprensione sempre più profonda di questa fase della vita ed avverte conseguentemente il bisogno di un contatto più immediato con i suoi coetanei per ragionare di cose che sono esperienza comune, tutto ponendo sotto lo sguardo di Dio, che ci avvolge col suo amore e con la sua provvidenza ci sostiene e ci conduce.Giovanni Paolo II 2
2. Carissimi fratelli e sorelle, riandare al passato per tentare una sorta di bilancio è spontaneo alla nostra età. Questo sguardo retrospettivo consente una valutazione più serena ed oggettiva di persone e situazioni incontrate lungo il cammino. Il passare del tempo sfuma i contorni delle vicende e ne addolcisce i risvolti dolorosi. Purtroppo crucci e tribolazioni sono largamente presenti nell’esistenza di ciascuno. Talvolta si tratta di problemi e sofferenze, che mettono a dura prova la resistenza psicofisica e magari scuotono la stessa fede. L’esperienza però insegna che le stesse pene quotidiane, con la grazia del Signore, contribuiscono spesso alla maturazione delle persone, temprandone il carattere.
Al di là delle singole vicende, la riflessione che maggiormente s’impone è quella relativa al tempo che scorre inesorabile. “ Il tempo fugge irrimediabilmente ”, sentenziava già l’antico poeta latino.(3) L’uomo è immerso nel tempo: in esso nasce, vive e muore. Con la nascita viene fissata una data, la prima della sua vita, e con la morte un’altra, l’ultima: l’alfa e l’omega, l’inizio e la fine della sua vicenda terrena, come la tradizione cristiana sottolinea, scolpendo queste lettere dell’alfabeto greco sulle lapidi delle tombe.
Ma se così misurata e fragile è l’esistenza di ciascuno di noi, ci conforta il pensiero che, in forza dell’anima spirituale, sopravviviamo alla morte stessa. La fede poi ci apre ad una “ speranza che non delude ” (cfr Rm 5, 5), additandoci la prospettiva della risurrezione finale. Non per nulla la Chiesa, nella solenne Veglia pasquale, usa queste stesse lettere in riferimento a Cristo vivo ieri, oggi e sempre: “ Egli è il principio e la fine, è l’alfa e l’omega. A lui appartengono il tempo e i secoli ”.(4) La vicenda umana, pur soggetta al tempo, viene posta da Cristo nell’orizzonte dell’immortalità. Egli “ si è fatto uomo tra gli uomini, per unire il principio alla fine, cioè l’uomo a Dio ”.(5)
Dalla lettera di Giovanni Paolo II agli Anziani